Lettera di una mamma

Caro donatore ti scriviamo perché…

Il 9 settembre del 2009, un piccolo di due anni ritornava alla vita grazie a un giovane che gli donava il proprio midollo osseo. Oggi, quel piccolo, è un bambino meraviglioso. E la madre ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento a quel donatore sconosciuto. Che, per il suo gran cuore, è attivamente impegnato nel volontariato.


Carissimo donatore,

sono passati più di quattro anni dal giorno in cui lei è stato chiamato a compiere un infinito gesto d’amore! In questi quattro anni sono successe varie vicissitudini, che hanno distolto la nostra attenzione dallo scriverle. Ma non è passato giorno, e neppure ora o minuto, in cui non abbiamo pensato all’anonimo donatore che con immensa generosità ha salvato la vita di un bambino di appena due anni.

Chi scrive è la mamma di un angelo che oggi ha sei anni ed è la gioia di vivere fatta persona, nonostante le difficoltà. Il mio bambino è nato con una malattia genetico-metabolica (chiamata mucopolisacaridosi, nella sua forma più grave) che l’avrebbe portato alla morte nel giro di poco tempo, perché si sarebbe concentrata sul cervello in modo degenerativo. L’unica salvezza era il trapianto di midollo osseo.

Dopo un primo tentativo andato male, i medici ci avevano comunicato che era stato trovato un donatore altamente compatibile. E così, a distanza di tre mesi dal primo trapianto, il mio bambino veniva sottoposto al secondo trapianto con il midollo da lei donato. È andato tutto bene e, dopo un mese di attesa e di paura per la sua vita, i valori hanno cominciato a salire e i medici ci hanno comunicato che il midollo aveva attecchito. La nostra gioia, insieme con quella di tutti i medici e infermieri, era immensa perché finalmente poteva cominciare la risalita verso la vita. Verso una nuova vita, che questa volta non avevo dato io al mio bambino, ma che gli era stata donata da un uomo sconosciuto con un cuore infinito!

Purtroppo il mio bambino è stato doppiamente sfortunato, perché dopo il trapianto ha avuto una grave complicazione che gli ha provocato un’ischemia cerebrale con conseguente emiparesi sinistra. Dopo mesi di ospedale e di fisioterapia, finalmente siamo tornati a casa e abbiamo cercato di ricominciare a vivere con mille difficoltà.

Non volevo rattristarla con questa lunga e triste storia, ma mi sembrava giusto che lei conoscesse la storia del bambino al quale ha salvato la vita. E anche se la sua vita è un po’ “diversa” da quella dei bambini della sua età, siamo comunque felicissimi di aver avuto un seconda possibilità grazie al suo gesto d’amore. Noi non avremmo potuto desiderare un bambino diverso dal nostro. Che – nonostante non possa correre veloce come gli altri – comunque si mette a fare le gare con i suoi amici. Che nonostante non possa usare la manina sinistra si sforza di fare tutto da solo e non vuole essere aiutato, perché lui non si sente diverso dagli altri. Quest’anno ha cominciato la scuola primaria ed è entusiasta: adora le sue maestre e i suoi compagni, che a loro volta gli vogliono un sacco di bene. È un bambino che trova la gioia di vivere ogni giorno, in tutte le cose che fa, e sprigiona una forza infinita che trasmette a noi che lo aiutiamo ad affrontare questa nuova vita, con serenità e con infinito amore. È un bambino speciale… e non lo dico perché è mio figlio, ma perché è vero!

Non voglio dilungarmi ulteriormente. Desidero soltanto dirle un ultimo grazie grande quanto tutto il mondo, un grazie che noi tutti – mamma, papà e fratello – ripetiamo ogni giorno, ogni sera prima di dormire, ogni mattina mentre ci prepariamo a vivere una nuova giornata. Grazie! Per aver ridato la vita a un bambino meraviglioso!